Solo un anno dopo la pubblicazione di Stupid Dream i Porcupine Tree registrano un nuovo, fondamentale episodio della loro strepitosa carriera musicale. Lightbulb sun è un lavoro meno cerebrale, più positivo rispetto al suo predecessore, illuminato da un’intelaiatura di bagliori colorati e ipnotici, che riflettono l’anima sempre estremamente votata alla musica degli anni settanta del combo inglese. In un continuo alternarsi di gradazioni ed emozioni, tra le spire sinuose delle dieci, ottime tracce, i Porcupine Tree riescono ancora ad incantare l’incolpevole ascoltatore ingabbiandolo in una ragnatela di dubbi e speranze.
Lightbulb sun può essere considerato un lavoro di passaggio, il nuovo gradino compositivo che si sfilaccia distintamente dalla vecchia ispirazione psichedelica (che paga un grosso tributo ai Pink Floyd, questo va detto) e che aveva partorito lavori come Voyage 34 e Radioactive Toy.
I suoni lisergici, i riff ridondanti, i tappeti di tastiere hanno abbandonato definitivamente il loro sound, la loro nuova – e a nostro parere decisamente interessante – linea musicale si snoda lungo i viali della canzone come atto unico e racconto a sé stante. Atti unici brevi e irripetibili, concepiti per stimolare ancora più profondamente l’inconscio obnubilato del fruitore medio, troppo spesso addormentato dall’ascolto di album tutti uguali e stucchevolmente monotoni.
Non ci sono brani da segnalare, questo è un disco da apprezzare e amare per intero, senza scendere a compromessi con la nostra dubbia voglia di inquadrare un album con il singolo di lancio o saltando con il lettore da un pezzo all’altro.
È dolce e lieve la strada che hanno scelto i Porcupine Tree per regalarci la loro personale e auspicabile visione del mondo, a noi resta solo il tempo e la voglia di seguirli.
Forse all’infinito.