1995, The sky moves sideways.
Qui siamo di parte. Potremmo esagerare annunciando al mondo intero che questo è uno dei brani più belli che siano mai stati registrati, ma ci limiteremo a enunciare che ci troviamo al cospetto di qualcosa di unico; un po’ sullo stile di Funny Ways dei Genle Giant.
Il brano si articola in tre sezioni. Dapprima è una musica soft, elettronica, ricca di patos ed effetti, poi muta – seppur in maniera leggiadra, quasi minimalista – in una melodia dolce e allo stesso tempo triste e sconsolata. Le note galleggiano sospese nell’ovatta, il basso scandisce i tempi leggeri della cassa, il rullante, in un’agonia straziante, sospira gemebondo.
In una parola: fantastica.
1999, Even Less.
Il singolo di punta del loro miglior disco: Stupid Dream.
Un inno all’inutilità dell’amore e della vita, ma il tutto raccontato con una positività che sembra impossibile visti i temi trattati. I Porcupine Tree non ci raccontano del senso della vita o di come tutti noi appena nati stiamo già morendo, non hanno velleità da filosofo del sabato sera, quello di cui ci avvertono è di non vivere una vita senza ideali e aspirazioni. Come dargli torto?
2000, Russia on ice.
Aggraziato affresco che è un po’ il riassunto della loro impostazione musicale. Brano lunghissimo, sterminato, con continui cambi di registro sonoro e tempo.
Le tastiere giocano un ruolo determinante per tutta la prima parte, disegnando una linea melodica da brivido. Poi è il momento degli altri strumenti, che si inseriscono delicatamente, quasi timorosi di rovinare una tale atmosfera incorporea.
Ma questi sono solo cinque pezzi, cinque splendidi episodi, ma che non sono le uniche gemme nella discografia dei Porcupine Tree. Non vanno dimenticati capolavori come The joke’s on you, Is...not, Don’t hate me, She’s moved on, Disappear, e tante altre.
Amare il rock e non conoscere i Porcupine Tree è come professare di essere un appassionato di musica e non aver mai ascoltato Aqualung dei Jethro Tull; una mancanza inaccettabile.