Dave Matthews - "Some Devil"
Forse nel disco solista di Dave Matthews c'è qualcosa che manca. Come nel titolo del disco c'è qualcosa di troppo. Una lettera ad esser precisi. La 'd'. Nella malinconia a tratti straziante che percorre molte delle canzoni di "Some Devil" manca probabilmente un po' di cattiveria. Allora forse il disco sarebbe davvero buono.
Niente esagerazioni in alcun senso, però. Non si tratta certo di un brutto disco e saranno tutti pronti a lasciarlo scivolare molte volte nei rispettivi lettori cd. Solo, se si dovesse stare alle parole del suo autore, ci si sarebbe potuti aspettare di più. "Everything's different" non suona come una frase adeguata a un lavoro che ripropone un ottimo autore sicuramente poliedrico ma che non ha certo trasformato se stesso in toto.
Piccole novità comunque ce ne sono. C'è la solita voce che fa impazzire – giustamente – i fan. Stavolta però le intensità uniche di cui è notoriamente capace Matthews sono spesso trasmesse da un lavoro che tende a spogliare la voce a scarnificarla, privandola di qualsiasi venatura soffice. C'è poi l'apporto di ottimi musicisti. Innanzitutto il Phish Trey Anastasio. Poi Tim Reynolds, Tony Hall al basso e Brady Blade alla batteria, senza dimenticare gli inserimenti eclettici di Stephen Harris.
Troviamo così ottimi pezzi che potrebbero tranquillamente uscire come singoli. A "Gravedigger" certamente spetta il primato e il suo autore mostra di saperlo bene. La propone in due versioni, e quella acustica è insuperabile. Non si può dimenticare il resto, però. Il gospel di "Save Me", la doratura folk di "Stay Or Leave", la psicosi in vaga chiave radioheadiana di "Too High". L'album ha buoni spunti, insomma.
C'è chi si chiedeva se avrebbe ritrovato le motivazioni, l'uomo che con la sua band aveva ormai conquistato definitivamente anche la vecchia Europa. Su questo non ci sono dubbi. Il momentaneo allontanamento da una situazione che forse lo aveva fin troppo appagato ha portato nuovi slanci e non si può far altro che esserne contenti. Che poi un filo di rabbia in più avrebbe dato al disco una capacità d'impatto superiore - che dire? - non c'è dubbio. Ma non si è più ragazzini ormai dalle parti di DM e i cambiamenti non sono mai radicali. Mettete su il disco uno di questi pomeriggi di fine autunno e godetevelo per bene. Non dimenticate però di considerare anche l'umore in cui vi trovate.


















