Buone nuove dalle sempre meno folte schiere del rock. E a dire il vero non si tratterebbe nemmeno di novità. I Queens of the Stone Age (da ora QOTSA) all’album omonimo hanno fatto seguire nel 2000 “Rated R”, il sigillo di una carriera che è anche il richiamo per il grande pubblico. Dallo stoner dei Kyuss, da cui provengono il chitarrista e il bassista Josh Homme e Nick Oliveri, si passa all’hard rock di qualità, con ben altro seguito. Bene, ora i QOTSA non sono più un mistero, e nemmeno una band di misconosciuti musicisti underground di grande talento e poca fama. Gli amanti del rock, quelli che amano la chitarra, che adorano l’elettrico ma aborrono l’elettronico, ora vogliono altro cibo. “Rated R” non deve restare un capitolo isolato, e il timore è che si sia trattato di un colpo di fortuna, del famoso album della vita. Sotto tanta pressione viene fuori “Songs for the Deaf”, la conferma.
Si parlava di rock classico. Il confronto è inevitabile, in uno scenario che incoraggia la sperimentazione, ma sarebbe sbagliato parlare del “grande rock dei gloriosi anni ‘70”. “Songs for the Deaf” incarna invece una concezione base di rock, ne è un prodotto esemplare. Una ricetta il cui primo ingrediente è la chitarra di Josh Homme, elettrica e virtuosa. Dura, o come si dovrebbe dire parlando di hard rock, potente. Con tutto questo la chitarra è chiassosa entro i limiti, vale a dire che c’è un rispetto per la costruzione melodica e una compostezza timbrica stupefacenti. La composizione è semplice e senza arzigogoli, e insieme densa e rumorosa. Riuscire a preservare il suono equilibrato in questa condizione basta a mostrare la perizia strumentale di una band che, giova ribadirlo, non fa musica d’altri tempi. Solo perché è una di quelle rare formazioni che rifuggono contaminazioni e seduzioni elettroniche, non significa che sia una tribute band degli anni ’70. L’attualità della musica a marchio QOTSA è indiscutibile. Chitarra e basso, e in più stavolta c’è Dave Grohl, fondatore dei Foo Fighters ma soprattutto batterista dei Nirvana. E era dai tempi oscuri e luminosi di Kurt che Grohl non dava segno di una tale ispirazione con le bacchette e i tamburi. Un contributo magistrale al progetto, ma non l’unico. Manca all’appello la voce (già sentita in “Rated R”) di Mark Lanegan. Dagli Screaming Trees, dai fasti di “Field Songs”, abbraccia e insegue la lead voice Homme. L’incontro fra le radici dei QOTSA (Homme e Olivero) con i nuovi Grohl e Lanegan è organico e “funzionante”. Quadrato, efficace, un rock senza compromessi ma anche senza eccessi. Un classico contemporaneo, massiccio e rumoroso con metodo. Quando troppo spesso, per reperire la medesima energia, si era costretti a affidarsi al caos punk.
Pezzi da segnalare: il singolo “No One Knows”, le belle “A Song for the Dead” e “Another Love Song”, e il picco “Hangin’ Tree”. Notevole anche la prima hidden “Mosquito Song”, del tutto acustica.