Intervista con Virginio
Partecipare a soli 21 anni al Festival di Sanremo significa essere dotati di talento. È questo il caso del giovane Virginio il quale, nonostante la sua eliminazione dalla rosa dei vincitori, ha riscosso ugualmente numerosi consensi per la splendida voce e per la sua musicalità già matura. Virginio Simonelli nasce a Fondi il 31 gennaio 1985. Da subito scopre la passione per la musica, grazie alle prime lezioni di pianoforte. Dopo il Liceo, il giovane si trasferisce a Milano. Lì entra in contatto con Paolo Agosta, che lo mette in contatto con Ivo Grasso del Massive Arts, con cui inizia a collaborare. La proficua collaborazione porta così Virginio a partecipare al Festival di Sanremo nella categoria dei giovani. Attualmente in piena promozione del suo primo album, intitolato semplicemente Virginio, abbiamo incontrato il musicista in un’intervista nella quale abbiamo ripercorso le principali tappe della sua vita di giovane talento.
Ho letto nella tua biografia che hai studiato per cinque anni teatro. Come mai questa scelta?
In realtà è stata una piacevole parentesi, una sorta di passaggio. Avevo la voglia di scoprire anche questo lato della creatività anche se alla base c’era sempre la musica.
Sei originario di Fondi in provincia di Latina. Come mai ti sei trasferito a Milano piuttosto che nella vicina Roma?
Mi sono trasferito a Milano per studiare all’Accademia delle Belle Arti e fare così grafica e pubblicità, di conseguenza la scelta è stata fatta perché ritenevo che in generale fosse migliore come situazione ed ero consapevole che Milano era una grossa opportunità anche per quanto riguarda la musica. Quindi ho deciso di unire le due cose.
Quali sono i tuoi artisti preferiti?
Ascolto un po’ di tutto; non mi piace fossilizzarmi su un solo genere perché non ti porta a scoprire nuovi universi. Diciamo che mi piace spaziare in generi differenti dal blues al pop dall’R&B al rock fino al metal.
Che cosa hai provato quando sei salito quest’anno per la prima volta sul palco dell’Ariston?
Quando sono salito sul palco è stato l’unico momento in cui ero tranquillo e sereno perché il delirio in realtà è fuori. Quando sei sul palco hai finalmente un minimo di controllo sulla tua vita.
Il brano Davvero presentato nell’ultima edizione del Festival era un appello che facevi a tuo padre per recuperare il vostro rapporto conflittuale. Adesso è cambiato qualcosa?
Davvero è una canzone che ho scritto molto tempo fa quindi la situazione era molto diversa. C’era il discorso dell’orgoglio tra padre e figlio ma ora è tutto diverso. Mi sono accorto d’essere molto simile a mio padre e al momento abbiamo davvero un bellissimo rapporto.
Le tue canzoni nascono sempre da esperienze autobiografiche?
Diciamo che può capitare che facciano parte del mio vissuto come può capitare che provengano dal mio immaginario o da ciò che accade agli altri.
Ora che per motivi di lavoro sei lontano da casa riesci comunque a tornare dalle tue parti?
Quando gli impegni me lo consentono, cerco sempre di tornare a casa, sopratutto per rivedere la mia sorellina di cinque anni a cui voglio molto bene.
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