A proposito di Steve Ditko

Di F. B. del 09/07/2012 | Nella categoria Fumetto | Con 0 commenti
the amazing spider man

Dallo scorso 4 luglio è nelle sale cinematografiche un nuovo film dedicato all’eroe Marvel l’Uomo Ragno, diretto da Mark Webb dopo la trilogia ad opera di Sam Raimi, altro successo annunciato (e prontamente realizzato) al botteghino. Ma se tutti certamente sapranno che uno dei papà dell’Uomo Ragno risponde al nome di Stan Lee, non saranno invece in molti a conoscere la storia dell’altro creatore del personaggio, ovvero quello Steve Ditko che dagli anni Sessanta non rilascia interviste o dichiarazioni, ma che ha avuto un ruolo fondamentale nella prima fase del progetto.

Lee infatti coinvolse inizialmente Jack Kirby nel progetto della creazione di un nuovo supereroe, ma non soddisfatto dei primi risultati si rivolse a Ditko, che come lui stesso racconta, elaborò il famoso costume con il ragno in petto, studiando anche una soluzione diversa da quella prospettata da Kirby, ovvero che l’eroe dovesse avere in mano una pistola lancia ragnatele, incorporando nel polso tutto il meccanismo. Ditko decise anche di proporre un personaggio che avesse il volto coperto, per aggiungere un tocco misterioso a quello che sarebbe di lì a poco diventato il famosissimo Uomo Ragno.

Dopo qualche numero però, e dopo che Steve Ditko aveva preso sempre più spazio anche nella fase di scrittura delle trame delle storie, i rapporti tra Lee e Ditko divennero tutt’altro che idilliaci, con il primo che rimproverava al secondo di peccare nelle scene d’azione, e di dare troppo spazio alla quotidianità di Peter Parker. Tanto che al numero 38 l’equilibrio si ruppe, e Ditko lasciò senza troppo clamore, come nello stile del personaggio, il suo posto, dedicandosi ad altro prima di lasciare il mondo del fumetto alla fine degli anni Novanta.

Senza essere in alcun modo diventato straricco grazie al suo lavoro, ma anzi chiudendo dietro di sé la porta dello studio di New York, dove attualmente lavora e da dove continua a rispondere “no grazie” a qualsiasi tentativo di intervista, convinto che basti il suo marchio come garanzia. “Non è come sono io che conta: è quello che io ho fatto e quanto bene è stato fatto”, sono le sue parole. Tanto di cappello, alla faccia dello "showbiz".