The Amazing Spider-Man
Dallo scorso 4 luglio è nelle sale cinematografiche un nuovo
film dedicato all’eroe Marvel l’Uomo Ragno, diretto da Mark Webb dopo la
trilogia ad opera di Sam Raimi, altro successo annunciato (e prontamente realizzato)
al botteghino. Ma se tutti certamente sapranno che uno dei papà dell’Uomo Ragno
risponde al nome di Stan Lee, non saranno invece in molti a conoscere la storia
dell’altro creatore del personaggio, ovvero quello Steve Ditko che dagli anni
Sessanta non rilascia interviste o dichiarazioni, ma che ha avuto un ruolo
fondamentale nella prima fase del progetto.
Lee infatti coinvolse inizialmente Jack Kirby nel progetto
della creazione di un nuovo supereroe, ma non soddisfatto dei primi risultati
si rivolse a Ditko, che come lui stesso racconta, elaborò il famoso costume con
il ragno in petto, studiando anche una soluzione diversa da quella prospettata
da Kirby, ovvero che l’eroe dovesse avere in mano una pistola lancia ragnatele,
incorporando nel polso tutto il meccanismo. Ditko decise anche di proporre un
personaggio che avesse il volto coperto, per aggiungere un tocco misterioso a
quello che sarebbe di lì a poco diventato il famosissimo Uomo Ragno.
Dopo qualche numero però, e dopo che Steve Ditko aveva preso
sempre più spazio anche nella fase di scrittura delle trame delle storie, i
rapporti tra Lee e Ditko divennero tutt’altro che idilliaci, con il primo che
rimproverava al secondo di peccare nelle scene d’azione, e di dare troppo
spazio alla quotidianità di Peter Parker. Tanto che al numero 38 l’equilibrio
si ruppe, e Ditko lasciò senza troppo clamore, come nello stile del
personaggio, il suo posto, dedicandosi ad altro prima di lasciare il mondo del
fumetto alla fine degli anni Novanta.
Senza essere in alcun modo diventato straricco grazie
al suo lavoro, ma anzi chiudendo dietro di sé la porta dello studio di New York,
dove attualmente lavora e da dove continua a rispondere “no grazie” a qualsiasi
tentativo di intervista, convinto che basti il suo marchio come garanzia. “Non
è come sono io che conta: è quello che io ho fatto e quanto bene è stato fatto”,
sono le sue parole. Tanto di cappello, alla faccia dello "showbiz".