Frank Miller è senza ombra di dubbio uno dei più importanti e innovativi comicmaker contemporanei, un autore capace di donare una dignità letteraria al medium fumetto senza tradirne la sua anima spettacolare ed emozionante.
La sua scrittura buia e metropolitana accentua l’aspetto tormentato e conflittuale di ogni storia, che diventa un tenebroso set in cui confluiscono materiali spuri e spesso originali in un gioco di citazioni, omaggi e contaminazioni linguistiche e grafiche. Dopo l’esordio come disegnatore per la Marvel Comics alla fine degli Anni Settanta, Frank Miller dà una svolta alla sua carriera ereditando l’eroe imperfetto “Daredevil”, un personaggio in calo di popolarità e di difficile classificazione, e riscrivendone origine, storia e personalità.
Affidare le gesta del supereroe cieco ad un perfetto sconosciuto non fu una scelta troppo azzardata per la "Casa delle Idee", che non credeva nelle potenzialità del Diavolo Rosso e cercava una “scusa” per chiudere la testata, ma l’incredibile successo di “Devil – L’uomo senza paura” stravolse ogni previsione, proiettando Frank Miller nell’Olimpo dei nuovi autori.
La possibilità di gestire a piacimento trama, disegni e dialoghi consentì a Miller di infarcire la sua creatura di tutte quelle influenze che lo avevano segnato come lettore, dall’ambientazione urbana presa a prestito da “Spirit” di Will Eisner, alle atmosfere noir dei romanzi di Dashiell Hammett, sino alla costruzione della tavola, fortemente debitrice della tradizione manga.
Il passaggio alla DC segnò un nuovo esaltante capitolo dell’evoluzione artistica di Miller: dalla sua fertile penna uscirono ancora una volta due gemme stupefacenti che ne confermarono il talento e l’appeal presso il grande pubblico. “Ronin”, un romanzo a fumetti ispirato alla science fiction francese di Moebius e ai miti del Sol Levante, raccontava di un samurai senza padrone catapultato in un futuro cosparso di demoni e megalopoli postindustriali; “Il ritorno del cavaliere oscuro”, forse la storia definitiva sull’Uomo Pipistrello, metteva in immagini la più cupa avventura del giustiziere mascherato di Gotham City, invecchiato e deluso ma pronto a tornare in azione dopo la fuga dal manicomio criminale di Joker e Due Facce.
Il ritorno alla Marvel fu caratterizzato dal notevole (soprattutto dal punto di vista sperimentale) “Elektra – Assassin”, ma è nella collaborazione con la casa editrice indipendente Dark Horse che Frank Miller trovò gli stimoli più creativi: dopo essersi scaldato con la saga di Martha Washington, l’eccessivo “Hard Boiled” e “Big Guy & Rusty the Boy Robot”, l’autore americano realizzò quella che a oggi viene considerata la sua opera più riuscita e personale, “Sin City, un lungo serial hard boiled, disegnato in un bianco e nero quasi espressionista, ambientato in una città dove non esistono mezze misure, dove la violenza e il terrore sono autentici, inquietanti, mai liberatori. Negli ultimi mesi Miller è tornato alla ribalta con “Dark Knight Strikes Again”, l’annunciato sequel del suo capolavoro datato 1986, che si annuncia come l’opera faro del 2002.