John Buscema ci ha lasciato lo scorso 10 gennaio, e con lui se ne va una fetta importante di storia Marvel. Chi lo conosceva, chi ha avuto la fortuna di incontrarlo nelle fiere del fumetto italiane a cui spesso veniva invitato, lo ricorda con simpatia ed emozione, richiamando alla memoria il suo corpo enorme, la risata grassa e contagiosa e la disponibilità a raccontare, ascoltare e stringere mani.
Un uomo mite e affabile, un artista che ha influenzato come pochi altri il mondo della nona arte grazie ad uno stile pulito e potente che donava un ritmo unico alla narrazione e un involucro anatomicamente perfetto ai tanti eroi e supereroi che passavano sotto la sua matita.
John Buscema nasce nel 1927 a Brooklyn, dove frequenta il Pratt Institute diplomandosi in disegno e appassionandosi ai maestri del Rinascimento italiano. Il suo esordio ufficiale, datato 1948, avviene sui comic book western e polizieschi della Timely, una casa editrice in espansione destinata a segnare la storia del fumetto statunitense col nome Marvel.
Negli anni successivi Buscema lavora per Orbit, Charlton, Golden Key e Dell, per la quale realizza il western “Roy Rogers”, ma la campagna moralizzatrice che alla fine degli Anni Cinquanta impone ai fumetti un severo “Comics Code” lo convince ad occuparsi d’altro, affiancando il noto Bob Peak nel campo delle illustrazioni pubblicitarie per il gruppo ACG.
Alle soglie dei quarant’anni arriva come un fulmine a ciel sereno la chiamata di Stan Lee, da poco alla guida della neonata Marvel e desideroso di ridisegnare l’Olimpo dei supereroi (assieme a Jack Kirby, Lee creerà personaggi del calibro di Hulk, l’Uomo Ragno e gli X-Men): è la svolta decisiva nella carriera di Big John.
Dopo un inizio in sordina, l’autore italoamericano approfitta dell’uscita di scena di Jack Kirby (passato alla concorrenza) per farsi conoscere sulle pagine delle testate più popolari: Thor, I Vendicatori, Daredevil e I Fantastici Quattro fanno emergere il suo tratto “neoclassico” e vigoroso, ma è sulle pagine di “Silver Surfer”, l’argenteo alfiere delle stelle ereditato non senza scossoni dalla gestione Lee, che Buscema esplode con una forza grafica e una perfezione anatomica che ancora oggi rappresenta il modello da imitare quando si parla di “Marvel style”.
Finito il periodo di “Silver Surfer”, Buscema si dedica in modo didascalico e poco innovativo ai supereroi della Casa delle Idee, finché la possibilità di occuparsi di Conan, orfano di Barry Windsor Smith, gli restituisce l’entusiasmo dei giorni migliori: nelle sue mani il Cimmero diventa una belva sanguinaria dai muscoli guizzanti, un titano straordinario in grado di solleticare l’immaginazione collettiva. Tra gli Anni Ottanta e Novanta i virtuosismi grafici dei nuovi Jim Lee o Todd McFarlane oscurano un po’ il suo tratto classico e regolare, e la produzione del “Michelangelo del fumetto” rallenta sensibilmente (anche se regala alcune avventure di Punisher e Wolverine di gran livello).
L’ultimo lavoro di Buscema, da tempo malato di cancro, risale a circa un mese fa, e rappresenta uno dei suoi pochi lavori realizzati al di fuori dell’amata Marvel: un Superman anomalo, diverso dall’Azzurrone a cui i lettori sono abituati ma sempre straordinariamente potente e carismatico. Un curioso testamento extra-marvelliano per l’artista che più di tutti ha segnato lo sfavillante universo della Casa delle Idee.