Yoko Kamio è conosciuta in Italia e all’estero soprattutto per il suo fumetto adolescenziale “Hanayori Dango” . La storia di Tsukushi Makino, catapultata in un liceo extralusso e inizialmente vessata da un gruppo di ragazzetti, belli quanto egocentrici (gli F4) per diventare poi l’apice di un triangolo senza fine, ha letteralmente conquistato fan in mezzo globo. Pubblicato in Giappone, America, Cina e Corea la storia è anche molto famosa per l’anime che ne è stato tratto (in Italia arrivato con il nome improbabile di “Mille emozioni per Marie Yvonne”) le sue varie trasposizioni in drama (ne esistono 3: una madre in Taiwan, una in Coea e l’ultima Giapponese) che hanno lanciato band di successo e reso ancora più conosciuto il nome di questa mangaka, legandolo in un certo qual modo imprescindibilmente alla sua creatura.

E di fatti il fumetto successivo “Cat Street”, seppur ben accolto, non ha ricevuto lo stesso trattamento dell’ormai indimenticabile “Hanayori Dango”che a distanza di quasi una decade è diventato un cult del genere. Così a distanza di qualche anno dalla conclusione della sua seconda opera, Yoko Kamio ritenta la fortuna con un nuovo shojo intitolato questa volta “Tora to Konami” che racconterà la storia di Mii Torisawa, una ragazzina la cui famiglia gestisce un ristorante da oltre 50 anni. Qui la ragazza conosce due ragazzi, abituali frequentatori del locale: Tora (tigre in giapponese) e Komani (volpe) che si preannunciano essere due bei pretendenti al cuore della ragazza. Uno gentile e dolce, l’altro fiero e scostante i due sembrano proprio i degni successori di Tsukasa Domyoji e Rui Anazawa. Speriamo solo che “Tora to Konami” non ricalchi troppo il suo illustre predecessore e che sappia stupire, al di là delle possibili somiglianze tra i personaggi, per la creatività della trama di cui sinceramente si sa troppo poco per poter essere giudicata.