Tetsuwan Atom (“Astroboy”), l’opera più conosciuta e apprezzata di Osamu Tzuka, è curiosamente la meno amata dallo stesso maestro giapponese, che l’ha definita più volte “una brutta realizzazione, scritta solo per avidità e brama di denaro”.
La storia di questo piccolo superuomo meccanico che combatte per la pace nel mondo è ambientata nel 2003, un’epoca in cui terrestri e umani extraterrestri, esteticamente uguali in tutto ma con differenti livelli di emancipazione tecnologica, convivono tra contrasti e guerre di potere. Sconvolto dal dolore per la morte del figlio in un incidente stradale, il geniale professor Tenma costruisce un surrogato robotico del bambino, identico nelle fattezze ma, inesorabilmente, destinato a non crescere. Il fallimento del progetto lo getta nella disperazione, e Atom, la personificazione dell’impossibilità a sostituirsi a Dio, viene venduto ad uno speculatore che decide di sfruttarne le incredibili capacità per renderlo l’attrazione più stuzzicante del suo circo. L’intervento del professor Ochanumizu, disposto a tutto pur di inserirlo in una vera famiglia, lo salverà dal suo triste destino di diverso.
Dotato di sette straordinarie capacità che lo rendono superiore a qualsiasi essere umano (jet a propulsione, super udito, mitragliatrici incorporate, forza pari a quella di 10.000 cavalli, capacità di leggere la malvagità o la bontà nel cuore degli uomini e conoscenza di oltre 60 lingue), Atom rappresenta un’evoluzione positiva del concetto di macchina per un Giappone post conflitto (l’opera è stata serializzata a partire dal ’51) in cui l’energia, soprattutto quella atomica, rappresentava un mostro da temere ma a cui non si poteva rinunciare.
Una sorta di perfetto mix tra Pinocchio, Mighty Mouse (un supertopo che combatte criminali felini) e Topolino, capace di affascinare diverse generazioni di lettori giapponesi nonostante trame abbastanza scontate e una pioggia spesso esagerata di buoni sentimenti. Ma, inutile sottolinearlo, è la magia del Tezuka’ touch a rendere Atom imprescindibile…