Shojo Manga non riconosciuto?
Parte della critica ritiene di non dover attribuire la palma di primo Shojo Manga a “Ribon No Kishi”, alias “La Principessa Zaffiro”, preferendo invece “Candy Candy”, di qualche anno più giovane. Questo per le particolarità de “La Principessa Zaffiro”, manga in cui le codifiche narrative del genere Shojo ancora non appaiono in forma espressa. Inoltre la compresenza di elementi maschili e femminili nel personaggio principale lo fa indubbiamente uscire dagli schemi. Ma basta questo a negargli la paternità del genere?
Probabilmente no. Cercando la genesi di un movimento, di un filone narrativo, non possiamo limitarci ad esaminare le opere dove le convenzioni del genere sono presenti. E’ evidente che laddove un autore abbia utilizzato convenzioni chiare per produrre un’opera, l’opera venga dopo le convenzioni stesse. Ed è in quelle opere che non presentano con chiarezza queste convenzioni narrative, ma che al tempo stesso usano e maneggiano i temi propri del genere che dobbiamo cercare i primi passi. A questo punto “La Principessa Zaffiro” è legittimato a reclamare il titolo di capostipite degli Shojo Manga.
Gli Shojo Manga sono i manga per ragazze, scritti e disegnati con l’occhio rivolto al pubblico femminile. Quarant’anni circa di elaborazione del genere ci hanno portati ad alcune convenzioni molto rigide: storie dove il sentimento predomina sulla ragione; lineamenti delicati dei personaggi; utilizzo dei fiori come alfabeto emotivo presente nelle pagine, che funge da contrappunto alla vicenda narrata; umorismo raramente presente, e nella maggior parte dei casi solo come breve pausa rilassante tra un sommovimento sentimentale e l’altro; attenzione massima ai particolari minuti e quotidiani della vita dei personaggi se la storia è ambientata nel presente, oppure astrazione dal contesto storico per far assumere ai personaggi un ruolo quasi superomistico, sia nelle gioie che nelle tragedie se si tratta d un’avventura ambientata nel passato. Indubbiamente ne “La principessa Zaffiro” non troviamo queste convenzioni applicate nettamente e senza ombra di equivoci. Molte verranno in seguito, quando la produzione di massa di storie di questo genere costringerà, o porterà se vogliamo essere ottimisti, a elaborare una serie di “regole” comuni a tutti gli autori. Ma Tezuka non seguiva le regole. Tezuka le regole le faceva. In Zaffiro quindi troviamo azione, intrighi, ma soprattutto al centro di tutto non i successi o la risoluzione del dilemma uomo–donna, ma i sentimenti e le aspirazioni di Zaffiro in quanto persona. La storia, usando come motore principale i tentativi di scoprire la vera identità di Zaffiro, se maschile o femminile, ricorre per procedere allo scontro, al conflitto fisico e ad astuzie tra Zaffiro e i suoi antagonisti. Tuttavia nel nucleo vero della vicenda c’è lei, la ragazza che interroga il suo cuore e che cerca una risposta per poter vivere in libertà e serenità i propri sentimenti.
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PRINCIPESSA
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TEZUKA
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ZAFFIRO
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HAZARD
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SHOJO


















