La principessa Zaffiro
La casa editrice Hazard, distributrice in Italia delle opere di Osamu Tezuka, ha iniziato da qualche mese a proporci la storia della Principessa Zaffiro, serie da più parti ritenuta minore nel corpus del maestro giapponese. Nei piani della Hazard “La Principessa Zaffiro” sarà una serie di tre volumi, di cui sono già usciti i primi due, e si aggiungerà a “Budda” e a “La storia dei tre Adolf” per fornire un ulteriore tassello alla nostra comprensione del grande maestro.
La storia si presenta come una favola, con prologo ambientato in cielo, e precisamente nella sezione del paradiso dove si assegnano i “cuori” ai neonati in procinto di nascere. Quello del “La Principessa Zaffiro” è un manga affascinante grazie soprattutto alla sua capacità di permettere una lettura articolata su più livelli. L'intreccio riprende, filtrati attraverso una prospettiva orientale, molti dei temi della grande tradizione favolistica dell’occidente. Zaffiro, il principe Franco, tutti i comprimari che li attorniano, il granduca Duralmin, Nylon e gli altri si muovono in un medioevo che potrebbe essere tratto da un film della Walt Disney, grande amore di Tezuka. Lo stesso mondo sembra racchiudere in sé le avventure de “La Bella Addormentata”, di “Cenerentola”, e di Zaffiro in luoghi e in tempi diversi.
In paradiso si assegnano i cuori ai bimbi che stanno per nascere. Cioppy, angelo pasticcione, combina un guaio e come risultato la bambina Zaffiro, che sarebbe dovuta nascere con un cuore da ragazza, ha in sé anche un cuore da ragazzo. La tensione tra questi due elementi, maschile e femminile, presenti concretamente all’interno di Zaffiro è il motore di tutta la storia. Nel regno di Silverland infatti, la terra dove vive Zaffiro, solo i maschi possono salire al trono e per tutta una complessa serie di situazioni Zaffiro viene creduta maschio fin dalla nascita. La cosa suscita il sospetto del Barone Nilan che sognava di annettere Silverland al suo reame. La storia quindi si dipana attraverso i molti tentativi di capire chi sia veramente Zaffiro. Tezuka fa entrare in gioco numerosi personaggi/antagonisti contro cui si dovrà scontrare Zaffiro, immettendo anche elementi di magia nera.
Alla fine la storia risolve le questioni fatte sorgere lungo il cammino, e Zaffiro riesce a trovare un equilibrio interiore. “La Principessa Zaffiro” non è una storia per bambini, anche se la critica per anni l’ha etichettata come favoletta innocua, inferiore per complessità e spessore ad alte opere del maestro. Tuttavia la brevità della storia, elemento singolare in un autore notoriamente torrenziale come Tezuka, permette di concentrare al massimo temi e vicende. Il fatto che sia stata ritenuta un'opera destinata al pubblico dei bambini forse è da imputare al tratto di Tezuka, qui molto delicato e rotondeggiante, quasi un omaggio agli amati lungometraggi della Walt Disney.
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