Aprile 1964. Stan Lee, padre reale o putativo di tutti i supereroi Marvel in circolazione, decide di replicare lo spunto rivelatosi vincente con “L'Uomo Ragno” e con “I Fantastici 4”, e si impegna a creare un nuovo personaggio dotato nella stessa misura di superpoteri e di superproblemi. Stavolta, però, il sorridente Stan sceglie un sorridente ragazzino di origine irlandese di nome Matt Murdock, lo rende simpatico ai lettori e poi lo "costringe" a compiere un atto di eroismo che gli costerà davvero caro. Cercando di salvare un uomo da alcuni tubi radioattivi caduti da un camion, Matt diviene cieco. La radioattività, colpevole di aver generato più supereroi di qualunque altro artifizio narrativo, interviene in soccorso del ragazzo e lo dota di una sorta di senso radar che gli consente di orientarsi alla stregua di un pipistrello. Inoltre, tutti i suoi sensi superstiti vengono potenziati a dismisura. Ecco pronto un cocktail davvero esplosivo per la nascita di un supereroe davvero originale e inusuale. Mancava ancora un ingrediente, vale a dire la giusta motivazione per fare del buon Matt un raddriza-torti professionista, tuttavia la dura legge di mister Lee interviene ancora una volta. Il padre di Matt, buon pugile professionista, non vuole piegarsi alla malavita organizzata che lo vorrebbe sconfitto in un incontro per lui tutt'altro che proibitivo. Il battagliero Murdock si scaglia sul suo avversario come una furia, vince il match e lascia al figliolo l'immagine indelebile di un genitore coraggioso, senza macchia e senza paura. Peccato, però, che questo atto di eroismo arrivi a costargli la vita. Queste dunque le origini di Daredevil. Inutile sottolineare come il rossocrinito Matt, attingendo alle giuste e nobili motivazioni, riesca a sconfiggere la gang che ha organizzato l'uccisione del suo granitico genitore: è nata una stella. Il numero uno della serie regolare però, riesce anche a introdurre due personaggi cardine dell'universo di Matt: il sorridente Foggy Nelson e la splendida Karen Page. Murdock cresce. Di giorno studia legge e di notte si allena in palestra fino allo sfinimento. Il suo compagno di studi Foggy Nelson, bonaccione e bene in carne, si preoccupa di difendere l'amico dalle crudeltà degli altri studenti ma il brillante Matt sa sempre come cavarsi d'impaccio. Una volta laureati, i due aprono insieme uno studio legale e assumono come segretaria Karen Page, una splendida ragazza che fa breccia immediatamente nei cuori di entrambi. Fin qui, ci sono tutti gli ingredienti per lo sviluppo di una commedia sentimentale, complicata ed esaltata nei toni dall'handicap di uno dei protagonisti. Allo stesso tempo, però, iniziano a comparire sulla scena tutti quei "villains" che accompagneranno Daredevil nel corso degli anni. I meno riusciti (gente come Killgrave, Matador, Mr. Fear, Duke of Lichtenbad) rappresentano una testimonianza dei tentativi di Lee e soci di costruire sempre e comunque un universo fumettistico dotato di una sua coerenza interna, di quella "continuity" narrativa che ancora oggi viene perseguita dai nuovi editor della Casa delle Idee. In quegli stessi anni, però, nascono Stiltman, Ox, The Owl, Ka-Zar e Gladiator, personaggi destinati a scrivere insieme al Diavolo Rosso alcune delle migliori pagine della Silver Age.
Ammesso e non concesso che Stan Lee sia stato veramente l'unico writer a occuparsi della nascita di Daredevil, per quel che riguarda l'aspetto grafico gran parte del merito va senz'altro alla coppia Kirby/Everett, con a ruota l'ottimo Wally Wood. È innegabile, però, che il Daredevil più immaginifico, dinamico e cinematico sia stato quello di Gene Colan. Subentrato allo straordinario John Romita nel numero 20 "The verdict is: death!", Colan ha tenuto il timone della barca fino al 49 "Daredevil drops out". Dopo pochi numeri, e precisamente col 53, è stato costretto dai fan a ritornare alle matite del Diavolo Rosso, e per un bel po' d'anni l'identificazione Colan/Devil è stata pressoché scontata. Ai testi, oltre al pirotecnico Stan Lee, ricordiamo il contributo di un Roy Thomas nel pieno della sua forma.