Nour-Eddine: “Coexist” (Cni)
Nour-Eddine Fatty colpisce ancora. Sospeso, sussurrante e sensuale. A volte immateriale, ma anche crudo, duro ed animoso. Capace di spiazzare e spaziare, di scioccare gusti ed abitudini degli ascoltatori. E così, tra il Maghreb e l’Occidente vede la luce il terzo album di Nour Eddine, “Coexist”. Un nuovo capitolo di un viaggio sonoro che sa di cura collettiva per il corpo e la mente. “Coexist” - lo dice la parola stessa - è un disco transculturale e transcontinentale, perennemente in bilico, assolutamente spirituale. Dentro c’è tutto quello che spera di ascoltare chi è pronto a saper gustare le spezie del Maghreb, la tradizione turca, le cerimonie degli Gnawa, le programmazioni ed i loop digitali, sradicati dai propri contesti, spogliati dei loro abiti originali e rivestiti con ritmi impuri: spaccati di mondo, scintille di musica tout-court. Infischiandosene di cadere in atteggiamenti commerciali e spiccioli Nour-Eddine Fatty canta, suona il bouzuki, l’oud, il ney e le percussioni, mentre sotto la sua musica viaggiano tappeti sonori saccheggiati dall’universo digitale che ne esaltano i colori. Non sorprende affatto vedere quelle forti influenze culturali rispolverate in “Bania”, nè tantomeno le eredità cromosomiche di Nour-Eddine riaffacciarsi con abiti inusuali in “Jamila”. Riferimenti culturali e radici artistiche sprigionano lucide fantasie e meditazioni sperimentali. Si respira aria di totale libertà. Proprio come quelle di “Meet In Trance” e “In Rome”, dove a farla da padrone sono le interferenze tribal-tech. “Coexist” è uno schiaffo in faccia alle tante meteore delle nuove frontiere sonore, un segnale di elegante espressione, costruito su una ricchissima tavolozza di sfumature. Qui si ascolta suono “puro”. Ricerca di tutte le oscure, viscerali e cerebrali composizioni delle sonorità del mondo. E il risultato soddisfa pienamente.


















